Disponibili a trovare una soluzione per completare l’opera al più presto restando, però, dentro i margini del finanziamento disponibile: questa, in sintesi, l’intesa scaturita da un vertice tenuto ieri sul nuovo edificio della Cardiochirurgia di Chieti, finita, com’è noto, in un impasse di tipo economico-burocratico che ne ha rallentato il completamento. All’incontro hanno preso parte il Direttore Generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Francesco Zavattaro, un nutrito staff dell’Ufficio Tecnico e i rappresentanti dell’Ati aggiudicataria dell’appalto, Ulrico De Cesare, Angelo De Cesare, Gianni Di Cosmo e Roberto Burchiellaro, oltre a Cosimo Damiano Pipoli, il perito tecnico appositamente nominato dalla Direzione Aziendale.
Chiara e inequivocabile la posizione dell’Azienda: ultimare la realizzazione prima possibile senza spendere un euro di più dei 34,5 milioni garantiti dal finanziamento ottenuto dalla Asl grazie ai fondi reperiti con l’art. 20 e al contributo messo a disposizione dalla Regione. Insomma occorre trovare il modo per finire il lavoro con i soldi che ci sono, perché tutto il resto non è in discussione, ci saranno le sale operatorie e tutto quanto è necessario, ma si tratterà di contenere progettualità e, di conseguenza, le spese dentro un quadro economico compatibile con le risorse a disposizione.
I rappresentanti dell’Ati, a loro volta, si sono detti disponibili alla soluzione prospettata dalla Direzione Aziendale, che ora dovrà indicare con precisione quali lavori privilegiare.
«Abbiamo condotto una lunga e meticolosa ricostruzione dei fatti – spiega Zavattaro – arrivando a identificare in una carenza progettuale iniziale il peccato originale che ha macchiato la nuova palazzina della cardiochirurgia, e che ancora oggi scontiamo: il progetto, infatti, non aveva previsto il completamento delle sale operatorie, per quanto possa sembrare paradossale. La variante successiva, sicuramente necessaria, ha sanato il problema strutturale, aprendone però uno di tipo economico, perché sono stati ipotizzati interventi tecnologicamente sofisticati ma che non garantiscono la piena funzionalità dell’opera. In sostanza i soldi sarebbero bastati solo a completare le sale operatorie non lasciando margini per l’acquisto di arredi, attrezzature e quant’altro necessario per una effettiva apertura della struttura. Il nostro impegno, quindi, è finalizzato a mettere in campo una soluzione che ci permetta di concludere l’opera nel giro di pochi mesi facendo qualche rinuncia, perché solo così potremo dare senso compiuto a un investimento di tale portata. Abbiamo il dovere di gestire l’Azienda nel segno dell’economicità, ma anche di non produrre incompiute, e il completamento della palazzina dovrà tener conto di entrambi questi principi».